L'addestratore in guanti bianchi, clown e lanciatore di coltelli, se n’è andato ieri alle 6.34 tra il dolore e la commozione all'ospedale Ceccarini
«Quando tornava a casa dai suoi tour con il circo, andava a Misano, ci si vedeva spesso, perché anche noi capitiamo di continuo a Riccione _ racconta commossa sua nipote Ambra Orfei, in partenza da Milano _. Siamo addolorati. Quando guardavo lui, vedevo mio padre (scomparso nell’ottobre del 2014). Con zio Rinaldo se ne va un altro pezzo di circo», il suo circo che proprio in questi giorni si trova in tournè in Campania. Orfei ha contribuito a imbastire la storia dell’arte circense, è stato coofondatore delle produzioni della sua famiglia, come il Circo Orfei a tre Piste (1966-1970), il Circorama (1970-1973), il primo spettacolo per circo con videoproiezioni, il Circo delle Mille e una Notte (1973-1976) con spettacolari parate e coreografie, e il Circo delle Amazzoni (1976-1977) . Con Moira c’è stata poi la collaborazione per il Circo della Corea del Nord, portato nel nostro Paese nel 1982. Una lunga e onorata carriera proseguita con il circo Rinaldo Orfei, tuttora attivo e apprezzato da grandi e piccini. Rinaldo ha fatto anche televisione ed è approdato pure al cinema. Ha conosciuto il regista riminese Federico Fellini, che nel film I Clowns, l’ha voluto con se nel ruolo del domatore. Come ricordano gli amici circensi, il cronista Giuseppe Rivarola lo definì «domatore con i guanti bianchi per le qualità di eleganza e di stile che profonde nel numero con le sette tigri del Bengala».
Nei suoi modi di fare trapelava l’educazione impartita dal padre, quando ancora bambino, vestiva i panni del clown, ma anche la grande attenzione e il rispetto per gli animali, leoni, tigri ed elefanti, con i quali lavorava, regalando emozioni e strappando applausi a platee gremite di bimbi, mamme, papà e nonni.
APPROFONDISCI
STAMPA
