Circo Sandra Orfei: "Metti, una sera al circo…"

Sotto il tendone, dove il tempo sembra rallentare e le luci calde accarezzano la segatura, il circo torna a essere ciò che è sempre stato: un piccolo mondo sospeso tra sogno e realtà. È questa la sensazione che si respirava ieri sera a Siracusa, assistendo allo spettacolo del circo “Sandra Orfei di Equestre Vassallo”, in una serata che, pur senza il tutto esaurito, ha saputo regalare emozioni autentiche.

Non era il pienone delle grandi occasioni, ma forse proprio per questo l’atmosfera si è fatta ancora più intima, quasi confidenziale. Famiglie, bambini e qualche nostalgico adulto si sono lasciati trasportare da quel fascino un po’ romantico e leggermente decadente che solo il circo sa conservare. Un fascino che richiama immagini evocative legate anche alla mitologia cinematografica, da La strada di Fellini fino al tenero Dumbo disneyano, dove la meraviglia si intreccia sempre con una sottile vena di malinconia.

Al centro della pista, la tradizione si rinnova senza rinnegarsi. Il clown Patti, figura ormai lontana dallo stereotipo classico, si presenta come un vero intrattenitore contemporaneo: tra cabaret, canto e ironia, conquista il pubblico con una leggerezza che sa parlare a tutte le età. Non più solo gag, ma una narrazione viva, capace di strappare sorrisi sinceri.

E poi gli artisti: acrobati sospesi nel vuoto, giocolieri, lanciatori di coltelli che tengono il pubblico con il fiato sospeso, sputafuoco che disegnano scie luminose nella notte. Fino al momento più spettacolare, quello dell’uomo cannone, artista venezuelano che sfida la gravità in un lancio che sembra uscito da una ballata. Viene infatti spontaneo pensare a La donna cannone di De Gregori, citata dal bravo direttore e dal clown Patti non a caso, ricordando che fu davvero una donna, nel lontano 1877, la prima a farsi sparare da un cannone, trasformando il rischio in poesia.

Non può mancare, inevitabilmente, una riflessione contemporanea sul rapporto tra circo e animali. Un tema che oggi divide, ma che sotto questo tendone appare in una luce diversa. Qui, più che strumenti di spettacolo, tigri e cavalli sembrano parte integrante di una famiglia allargata, protagonisti di una relazione costruita su cura quotidiana e passione tramandata. In particolare, i cavalli – fiore all’occhiello del circo Sandra Orfei – incantano per eleganza e armonia, mentre le tigri affascinano per la loro bellezza maestosa.

E forse il segno più autentico della riuscita dello spettacolo non sta tanto negli applausi, quanto negli occhi dei bambini. Occhi pieni, attenti, privi di filtri e schermi, capaci ancora di stupirsi davanti a qualcosa di semplice e straordinario allo stesso tempo.

In un’epoca dominata dalla tecnologia e dall’intrattenimento digitale, il circo continua a resistere come un luogo dell’anima. Imperfetto, a tratti nostalgico, ma incredibilmente vivo. E ieri sera, a Siracusa, lo ha dimostrato ancora una volta.

Di Giovanni Polito per "siracusapress" del 18/04/2026



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