Animali nei circhi: “Video decontestualizzati, così si infanga un intero settore”. Protesta dopo il servizio FanPage

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Dura replica dell’Ente Nazionale Circhi ai servizi di Fanpage realizzati con LAV e Fondazione Franz Weber. Il presidente Antonio Buccioni: “Superato il confine tra diritto di critica e diffamazione”. Avviate verifiche sulle imprese coinvolte

Basta processi sommari contro il circo. Dopo i video pubblicati da Fanpage a partire dal 15 luglio, l’Ente Nazionale Circhi rompe il silenzio e risponde punto per punto alle accuse sul presunto maltrattamento degli animali. Una replica durissima, firmata dal presidente Antonio Buccioni, contro quella che viene definita una rappresentazione distorta, costruita attraverso frammenti decontestualizzati e generalizzazioni capaci di colpire indiscriminatamente un intero settore.

L’ENC chiarisce innanzitutto di aver preso sul serio le immagini diffuse dalla testata in collaborazione con LAV e Fondazione Franz Weber. L’Ente ha richiesto informazioni alle imprese associate e ai circhi interessati, che hanno fermamente negato le violenze contestate. Allo stesso tempo, condanna senza esitazioni eventuali comportamenti impropri realmente commessi all’interno del circuito circense.

Ma respinge con forza l’idea che la violenza rappresenti il metodo ordinario attraverso cui gli animali vengono preparati agli spettacoli. Per l’ENC sostenere che ogni addestramento serva a “piegare la volontà degli animali” supera il legittimo diritto di cronaca e di critica, trasformandosi in un tentativo di demolire il movimento circense e comprometterne il dignitoso esercizio.

Nel mirino finiscono soprattutto i filmati sotto copertura, giudicati troppo brevi e privi del contesto necessario per ricostruire quanto realmente accaduto. Secondo l’Ente, movimenti ripetitivi, rilevazioni effettuate con termocamere o immagini riprese a distanza non possono diventare automaticamente la prova di una condizione di sofferenza. Servono valutazioni scientifiche, veterinarie e individuali, condotte da esperti qualificati.

L’ENC contesta anche le interpretazioni date ad alcune immagini specifiche. Le chiazze prive di pelo sui cammelli sarebbero riconducibili alla normale muta stagionale; la mancata immersione momentanea di un ippopotamo non dimostrerebbe l’assenza della piscina prevista nei mezzi autorizzati; la permanenza su superfici asfaltate non costituirebbe di per sé maltrattamento, poiché le aree vengono ricoperte con paglia, sabbia o trucioli e pulite quotidianamente.

Replica netta anche sullo smaltimento delle deiezioni: prima di ogni spettacolo, ricorda l’Ente, le imprese devono presentare agli enti locali la documentazione relativa sia al benessere animale sia alla gestione dei rifiuti organici.

Altro passaggio esplosivo riguarda i finanziamenti pubblici. L’ENC nega che i circhi vivano grazie ai contributi statali, ai quali accederebbe soltanto una parte minima delle imprese dopo un preciso iter documentale. L’Ente punta invece i riflettori sui fondi destinati ad alcuni centri di recupero e santuari che accolgono animali sequestrati, ricordando che il mantenimento annuale di un solo grande felino può arrivare a 12.748,94 euro. Da qui l’interrogativo sull’eventuale esistenza, accanto alle battaglie animaliste, di interessi economici legati all’ampliamento delle strutture e all’ottenimento di ulteriori risorse pubbliche.

La posizione dell’ENC è chiara: il benessere animale deve essere garantito attraverso controlli sanitari, assistenza veterinaria, monitoraggi e standard rigorosi, non mediante divieti indiscriminati destinati a cancellare imprese, professionalità e posti di lavoro.

Nessuna assoluzione preventiva per chi sbaglia, dunque, ma neppure una condanna collettiva. “Le condotte improprie devono essere stigmatizzate”, conclude l’Ente, che però rifiuta radicalmente ogni generalizzazione diretta a “infangare l’intero movimento circense”.

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