L'ennesima figuraccia degli animalisti: "Elefante morto al circo", ma era vivo

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Grottaminarda, l’allarme corre sui social: "Un’altra anima sfruttata fino alla fine". Ma l’elefante era vivo

di Marco Chiaretti · Direttore responsabile di PassioneCirco.eu

È bastato vedere un elefante disteso a terra per decretarne quasi la morte, individuare subito un colpevole e trasformare una segnalazione ancora da verificare in un caso nazionale. Tutto nello spazio di un post sui social.

È accaduto a Grottaminarda, in provincia di Avellino, dove in questi giorni è attendato il Circo M. Orfei. Una cittadina nota uno degli elefanti disteso, gira un video e lo segnala a un noto attivista animalista. Da quel momento la vicenda prende una piega ben diversa.

"Una cittadina mi segnala un elefante a quanto pare morto al circo Orfei. Le ho chiesto di chiamare subito il 112", scrive l’attivista. Fin qui una segnalazione, accompagnata peraltro da una formula dubitativa.

È ciò che viene scritto subito dopo, però, a trasformare un sospetto in una conclusione: "Un’altra anima sfruttata fino alla fine e morta lontano dal suo habitat naturale per colpa dell’idiozia umana". E ancora: "Scene da medioevo e siamo nel 2026". Infine, l’appello alla mobilitazione: "Condividete e facciamo arrivare a tutti questa ennesima vergogna".

Peccato che quell’elefante non fosse morto.

La notizia, nel frattempo rimbalzata sui social, viene smentita. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, l’animale era semplicemente disteso a riposare. Ma soprattutto a mettere un punto alla vicenda è l’Enpa di Avellino: le guardie zoofile sono intervenute per effettuare una verifica e hanno trovato vivi e in buone condizioni tutti e tre gli elefanti presenti nel circo.

Un particolare tutt’altro che secondario. Nell’aggiornamento pubblicato successivamente, infatti, l’animalista aveva sostenuto che non gli risultassero interventi delle autorità e che, proprio per questo, non fosse possibile sapere "quanti elefanti siano effettivamente presenti nel circo e quali siano le loro condizioni di salute".

Ora una risposta almeno a queste domande c’è: gli elefanti sono tre e, secondo quanto comunicato dall’Enpa, sono stati trovati in buone condizioni.

Ma la parte forse più significativa dell’intera vicenda arriva proprio dal mondo animalista.

L’Enpa di Avellino, pur ribadendo la propria contrarietà alla presenza degli animali nei circhi, ha utilizzato parole difficilmente equivocabili:

"L’allarmismo senza verifica non salva gli animali".

L’associazione ha inoltre ricordato che, davanti al sospetto di un animale in difficoltà, occorre rivolgersi agli organismi competenti e attendere gli accertamenti.

Perché i fatti vengono prima delle opinioni. Nel tentativo di respingere le critiche, l’attivista ha successivamente sottolineato di non aver mai presentato la morte come certa: "Ho scritto testualmente: ‘a quanto pare morto’. Tre parole dal significato piuttosto chiaro".

Vero. Molto meno dubitativa, però, era la frase immediatamente successiva, nella quale l’elefante diventava già "un’altra anima sfruttata fino alla fine e morta lontano dal suo habitat naturale".

Una contraddizione che racconta perfettamente uno dei problemi dell’attivismo animalista – e non soltanto di quello – nell’era dei social: la necessità di arrivare prima della verifica, indignarsi prima dell’accertamento e costruire immediatamente una narrazione nella quale la vittima e il colpevole siano già stati individuati.

Segnalare un possibile pericolo è giusto. Chiedere l’intervento delle autorità è doveroso. Trasformare un’ipotesi in una condanna prima ancora di conoscere i fatti, invece, non aiuta gli animali e non rende più credibile chi sostiene di volerli difendere.

MC
L’autore
Marco Chiaretti
Giornalista e direttore responsabile di PassioneCirco.eu. Si occupa di informazione, spettacolo e comunicazione, con particolare attenzione al mondo circense e alla sua rappresentazione sui media.
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